Omelia del Pontificale dell'Epifania

In Duomo, l’Arcivescovo, presiedendo il Pontificale dell’Epifania, ha richiamato la responsabilità di essere un segno in questo tempo «in cui il virus ha seminato un senso di impotenza». Annunciata anche la data della Pasqua 2021 che sarà il 4 aprile

Epifania del Signore

Celebrazione Eucaristica – omelia

Milano, Duomo – 6 gennaio 2021

 È spuntata la sua stella: andiamo ad adorarlo!


Il male oscuro.

  1. Gente del mio tempo, perché non sei in cammino? Perché te ne stai seduta nelle
    tenebre che ricoprono la terra, nella nebbia fitta che avvolge i popoli? Gente
    del mio tempo, quale male oscuro impigrisce il tuo pensiero, sfianca le
    energie, dissuade dal sognare? Gente del mio tempo quale sospetto ti rende
    diffidente? Quali ossessioni ti rendono irrequieta? Quali paure bloccano lo
    slancio?

    Gente del mio tempo, chi ti ha convinta che quando c’è la salute c’è tutto, se per
    l’ossessione di custodire la salute ti privi di tutto? Chi ti ha persuasa che
    la generosità sia un azzardo, che la compassione una debolezza, l’amore sia un
    pericolo, la promessa che si impegna per sempre una imprudenza? Gente del mio
    tempo perché te ne stai a testa bassa a compiangere la tua situazione?

    E voi sapienti, perché non sapete dire la via, voi esperti di ogni sapere, perché
    non siete in cammino?

    Sembra che il virus, che stiamo combattendo e che cerchiamo con ogni mezzo di
    arginare, abbia seminato non solo malattia e morte, ma un male più oscuro, una
    paralisi dello spirito, una sospensione della vita, una confusione sul suo significato,
    uno scoraggiamento e un senso di impotenza.

     

  2. Impauriti dal disprezzo?

    Per questo la gente del mio tempo non è in cammino con il volonteroso coraggio di
    giungere alla terra promessa: non ha visto la stella.

    Questa constatazione è un rimprovero per me e forse per la nostra Chiesa. Sento
    rivolto a me il rimprovero di Paolo a Tito: Questo
    devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti
    disprezzi!
    (Tt 2,15).

    Il disprezzo che circonda la parola della Chiesa, la noia con sui sono sopportate
    le nostre prediche, l’indifferenza che rende insignificanti le nostre proposte
    forse ci hanno intimidito, ci hanno indotto a ridurre il messaggio a qualche
    buona parola consolatoria. Forse persino ci hanno indotto a dubitare di avere
    qualche cosa da dire a questa generazione che preferisce la disperazione alla
    speranza, preferisce fare a meno di Dio, piuttosto che lasciarsi inquietare
    dall’invito a conversione.

     

  3. È apparsa la grazia di Dio.

    Forse sono ancora in tempo a ripetere l’invito del profeta, l’annuncio dell’apostolo,
    l’esperienza dei Magi.

    Il profeta infatti scuote la sua gente scoraggiata: Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del
    Signore brilla sopra di te … su di te risplende il Signore, la sua gloria
    appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce. … alza gli occhi intorno
    e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te
    (cfr Is 60,1ss).

    L’apostolo annuncia l’evento che salva: è apparsa
    infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini … e ci insegna
    a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa
    della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio
    e salvatore Gesù Cristo
    (cfr Tt 2,11s).

    E i Magi dicono della loro esperienza: Abbiamo
    visto spuntare la sua stella e siamo venuti per adorarlo
    (cfr Mt 2,2,).

    Noi dunque non abbiamo altro da dire che la parola della speranza, la verità di
    Gesù.

    È un messaggio inquietante che spaventa il re Erode e turba tutta Gerusalemme. È
    un messaggio inquietante e antipatico che attira l’ostilità di molti in molte
    parti della terra e che causa reazioni violente e persecuzioni.

    Ma è la parola che non possiamo tacere.

     

  4. Venite
    ad adorare il re dei Giudei, il Cristo.

    Prendo quindi coraggio e rivolgo l’invito, che suona antipatico e forse mi attira il
    disprezzo che ha spaventato anche Tito, il discepolo di Paolo.

    Mettiamoci in cammino per andare a adorare il re dei Giudei, il Cristo, il nostro Dio e
    salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo
    puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
    (Tt 2,13s).

    Riconosciamo che abbiamo bisogno non solo della salute, ma della salvezza! E Gesù è il
    Salvatore.

    Cerchiamo
     un significato alla vita, all’impegno, alla morte! E Gesù è la via, la verità,
    la vita che ci rivela che la vita è vocazione a rinnegare l’empietà, ad
    attendere la beata speranza.

    Cerchiamo un criterio per distinguere il bene dal male! E l’opera di Gesù è per
    riscattarci da ogni iniquità e formarci come un popolo puro che gli appartenga.

    Cerchiamo una ragione, che non sia solo reazione emotiva, per l’impegno, la solidarietà,
    l’opera per la pace. E Gesù ci rende pronti per ogni opera buona.

    Venite ad adorare il nostro Salvatore: non è una idea, non è una dottrina, è presente,
    vivo, ci parla, ci chiama.

    Forse oggi la mia gente trova antipatico imitare i Magi che provarono una grandissima gioia, entrati nella casa, videro il bambino
    con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono
    .

    Ma io, e tutti i cristiani, vogliamo proprio fare così. Forse potremo essere come
    una stella che offre grandissima gioia alla gente del nostro tempo che sa alzare
    lo sguardo.































































× Attenzione! Testo dell'errore