La tenda dello Spirito per le generazioni a venire ...

Don Dario ci accompagna con queste parole, oggi, 17 Maggio.

«Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto… Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». [Gv 14,25-29]

Lo Spirito del Signore arriva inatteso, improvviso, imprevisto. «Non sia turbato il vostro cuore». (Gv 14). Non serve, nemmeno, essere suoi discepoli per apprenderlo. Tutti lo capiscono. Ma non tutti gli imprevisti corrispondono all’arrivo dello Spirito Paraclito. Forse questa è una carta che non abbiamo saputo giocare molto bene, noi occidentali, perché ci siamo lasciati infatuare dal nuovo ‘a prescindere’: nella vita politica e nei progetti economici, nel costume come nel gusto, nella forma musicale e nello stile dell’arte. Perfino, nel modo di declinare il nostro rapporto con Dio. Ci siamo entusiasmati all’idea di diventare una società dell’azzardo, in cui tutti avrebbero dovuto presentarsi moderni e creativi. Ci siamo, invece, scoperti comunità a rischio, dove c’è spazio molto ridotto per i piccoli e per i poveri. Ma soprattutto, per quelli che non vogliono dimenticare e che si sentono dire ogni giorno: ‘retrogradi’. «il Paraclito, che il Padre manderà, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14). Essere prevedibile è diventato quasi un insulto. Così come la memoria, la costanza, la perseveranza sono diventate un pò snob: quasi un’offesa, nella società dell’emozione senza durata e dello show senza misura: in guerra come in amore. Però, quando devi fidarti di qualcuno non scegli l’imprevedibile: il primo che ti capita. E, prima di mettergli in mano i tuoi affetti più cari, cerchi di capire. Gesù ai suoi amici, lo ha spiegato perfettamente: «Ve l’ho detto ora, prima che avvenga» (Gv 14). L’affidabilità del legame, in famiglia e sulle piazze, è una categoria dello Spirito. Se non tesse la sua tela lì, sono buchi neri dovunque. E, allora, può bastare una ragazza che rientra a casa con un viso e con un abito diverso, per gettarci nel panico. Insomma, il guizzo degli improvvisi che riaprono i giochi della vita è bello, se resistono nelle promesse che devono essere onorate. I due, la memoria e lo slancio, vivono felici soltanto insieme. Ecco, lo Spirito di Dio non è tanto lontano di qui. Proviamo, dunque, a raddrizzare questa nostra vena da paese dei balocchi. E impariamo, di nuovo, a farci sorprendere dalla creativa bellezza, con la quale si onorano le promesse: specialmente, dopo una stagione così virtuosa e inflessibile, in cui ci è stato chiesto di non trasgredire, per non mettere a repentaglio l’altro. L’unico mistero buffo sarebbe quello della dimenticanza, che spazza via, dopo tanti sforzi e propositi. Ci siamo già passati fra gli artigli della revisione affrettata e gli effetti sono stati disastrosi. Lo Spirito della "Pentecoste", invece, è Spirito della promessa mantenuta. Solenne, ostinata; ribadita in punto di morte: «Quando me ne sarò andato, ve lo manderò» (Gv 16). Lo Spirito del Signore tiene ferma la sapienza della consolazione, in modo impensabile. E tiene vivo il fuoco dell’amore fedele, in modo anche rocambolesco. Illumina la strada della vita che era data per persa, fino all’inverosimile. Edifica comunità impossibili con individui impossibili – all’epoca dei Cesari, figli di pescatori ed esattori delle tasse, in fila indiana dietro l’unico Maestro – cacciando il capriccio della pretesa lamentosa. La Bibbia continua a ripeterlo: lo Spirito riempie la terra e mette in fuga la paura. Forse, da questo punto di vista, abbiamo piazze troppo frenetiche e chiese troppo lente. Ma l’onda della gente sincera, che vigila il passaggio della nube che indica la strada, è più disinvolta a montare la tenda, dovunque. Senza mille congetture e senza inutili congegni. La generazione che viene cerca qualcosa di affidabile: ecco, il vero ‘imprevisto’ dello Spirito. Non approfittiamone, per raggirarli. E non rifiliamo loro, un’altra volta, l’usato sicuro: la memoria del Signore (eucaristica e spirituale) è un altro paio di maniche. Loro resistono come possono. Forse, hanno anche smesso di volere. Aspettano. I segni, per come la vedo io, sono nell’aria. E si agitano dentro il flusso dei corpi che si ridestano e prendono strada. Facciamoci trovare lì: una buona volta. Lo Spirito non aspetterà oltre la mezzanotte. Se mancheremo all’appuntamento, risponderà da solo alle domande che noi non poniamo più, portando fresca invenzione di risposte, troppo lungamente attese!

Con affetto, tuo Dario


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